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Gen
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Perché Prodi sceglie Caserta e snobba il Nord?

Perché Prodi e la sua maggioranza hanno deciso di riunirsi in “conclave” a Caserta per fare il punto della strategia di governo all’inizio del nuovo anno? La risposta è inscritta nei sacri testi marxisti, in particolare nell’incipit del Manifesto del Partito Comunista, che possiamo parafrasare così: «Un fantasma si aggira per l’Italia, quello del Nord».

Spettro in realtà corposissimo, visto che trascina dietro di sé, assieme alla canoniche catene, la produzione di beni e servizi dell’intero Paese. Ma per questo governo di sinistra-centro il Nord resta un ectoplasma, un’entità evanescente sul piano della influenza politica: salvo poi quando c’è da spremere quel che basta per soddisfare gli appetiti sulla redistribuzione di reddito tanto cara ai massimalisti della sinistra estrema e dei sindacati. Ai danni di ceti medi, piccole imprese, professionisti, ma anche della scuola, della sanità, della ricerca, degli apparati della sicurezza.
Quando però, torchiati ben bene i padani, i loro redditi e risparmi, ci si deve sedere intorno a un tavolo per disegnare le linee portanti dell’azione dell’Esecutivo, allora una qualsiasi città del Nord, una Torino, una Milano, una Venezia, con le straordinarie sedi che i loro edifici storici potrebbero offrire, non va bene.

Intendiamoci: come la cronaca delle ultime settimane si è ampiamente incaricata di dimostrare, qualsiasi apparizione di un membro del Governo, non importa in quale contesto, qui al Nord è occasione di proteste e virulente contestazioni. Il Settentrione è il baluardo dell’anti-prodismo: ha riempito le piazze di Milano a una settimana dal Natale, ma ha dato anche linfa essenziale alla storica manifestazione di Roma lo scorso 2 dicembre.

Il desiderio di sottrarsi alla selva di urla, fischi e improperi che il presidente del Consiglio e i ministri hanno finora ridicolizzato a claque orchestrate dalla sapiente regia dell’opposizione è comprensibile per chi, non avendo argomenti forti, punta tutto sul look e la scenografia: se qualcuno rovina anche questi elementi di facciata, cosa resta al di là del classico pugno di mosche?

Non c’è allora che la scelta di indirizzarsi al Sud, eleggendo Caserta, la borbonica Caserta, a luogo ideale di conviviali chiacchierate. Perché il Sud, almeno nel “recinto” del palazzo, non dovrebbe riservare sorprese a una coalizione che ha di nuovo puntato molte carte sul “risanamento” del Mezzogiorno, funestato tra l’altro in tanti campi proprio dal malgoverno delle amministrazioni locali “progressiste”: vedi l’emergenza rifiuti in Campania. Noi naturalmente ci auguriamo che avvenga il contrario, con la gente del Meridione che fa sentire alta la propria voce, intonandola al coro del resto d’Italia.

Ma di questo ennesimo schiaffo all’onore e al prestigio della Padania troviamo spiegazioni anche meno immediate che non i timori della piazza. Dove un tempo (s)governavano i sovrani borbonici, ora regna Prodi con i suoi accoliti. Dalla corte reale alla corte dei miracoli il passo è breve.

Fonte: La Padania

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