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23

La storia infinita dei rifiuti campani

Free Image Hosting at allyoucanupload.comCorsi e ricorsi storici. Mai teoria fu più corretta, perché la confusione che regna nel nostro Paese ha caratteristiche ben precise, originata da un sistema di gestione dello Stato dove è sempre stata premiata la cultura del lassismo e dell’assistenzialismo. Il caso dei rifiuti campani è l’esempio emblematico di come un problema possa ripresentarsi ciclicamente, perché questa situazione dura da ben quattordici anni e ogni sei mesi dobbiamo assistere alla triste immagine di intere città, come Napoli, invase dall’immondizia, senza che nessuno abbia mai fatto nulla per dare una svolta definitiva alla vicenda.

A Brescia, per esempio, si trova il più grande termovalorizzatore d’Europa ed è inaccettabile che ogni volta che devono essere piazzate migliaia di tonnellate di rifiuti le nostre strutture siano sempre le prime della lista. Tutto questo avviene mentre Bassolino e Iervolino è come se vivessero sotto una campana di vetro, immuni, mentre attorno a loro si scatena l’inferno. E se non fosse stato per il tedio romano che ha assalito qualche senatore dell’opposizione, l’affondo sicuro contro questa classe dirigente sarebbe già avvenuto.

Perchè il problema rifiuti, al di là dei milioni di euro buttati al vento per gestire qualcosa che non si vuole risolvere, rappresenta anche un disastro ambientale e soprattutto sanitario, con ripercussioni notevoli su tutta la popolazione, bambini in primis. Ma, d’altra parte, la spazzatura è solo la punta dell’iceberg, il simbolo di una città senza regole, dove tutto è sempre stato perdonato e concesso, dove oltre duecento discariche abusive della camorra sono state censiste negli ultimi anni dalla Forestale, dove il numero dei netturbini in Campania è pari a 15 mila, mentre la Lombardia, con oltre 3 milioni di abitanti in più, ne conta 16 mila.

E la raccolta differenziata a Napoli non arriva neppure al sette per cento. Eppure anche nella bufera che ha investito l’ormai ex ministro Mastella, Bassolino rimane lì, come fosse la “statua della libertà”, che svetta decisa sui cumuli di spazzatura. Ma anche davanti ai dati qualcuno dirà che, come al solito, siamo noi quelli egoisti. Fatto sta che i prossimi giorni saranno cruciali per il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, e per l’intero esecutivo. Staremo a vedere.

Anche l’ultimo “Tavolo Milano”, tenutosi a Roma, con al centro Malpensa, ha dimostrato la pochezza e l’immobilità di questo governo, che dovunque si volti trova troppi problemi e poche soluzioni, con la Regione Lombardia che vigila in tutte le sedi possibili sugli interessi del nostro territorio, per non essere schiacciata da questo sistema, che mai come in questo periodo sta mettendo in luce tutti i suoi limiti. E quando la misura è colma e qualcuno vuole mettere in ginocchio il nostro tessuto economico e sociale, è giusto reagire.

Ma in un Paese come questo, dove neppure il Pontefice ha più il diritto di esprimere la propria opinione perché l’estremismo politico ha offuscato la mente di troppe persone, il fondo l’abbiamo toccato per davvero. Noi non ci aspettiamo nulla di buono. Solo che questo governo se ne vada.

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